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sabato, Novembre 28, 2020
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Dopo un anno di cure, la volpoca di Torre Guaceto è tornata a volare

Recuperata nell’estate 2019, la volpoca che era stata per molti mesi ricoverata presso il centro fauna selvatica di Torre Guaceto è tornata in libertà.

L’anatra era stata segnalata al personale del Consorzio di Gestione della riserva e soccorsa. Il suo stato di salute era tutto sommato buono, ma un elemento preoccupava i sanitari, l’animale aveva un’ala completamente danneggiata. Le penne remiganti, quelle che permettono alle anatre di volare, erano fortemente compromesse, se la volpoca non fosse stata recuperata, avrebbe avuto vita breve in natura, ma nonostante il soccorso, le probabilità di completo recupero erano comunque basse.

Le remiganti sono penne molto delicate nella fase della crescita e, per giunta, si rinnovano una sola volta all’anno, il che, già al momento del recupero, ha permesso al personale del centro recupero di chiarire innanzitutto che la degenza in struttura sarebbe stata molto lunga e, secondariamente, che la voliera nella quale l’animale avrebbe dovuto passare il tempo necessario andava adattata alle sue esigenze.
Lo spazio dedicato a questo esemplare è stato personalizzato e schermato completamente per scongiurare il rischio che, attratta da stimoli esterni, la volpoca tentasse il volo ed andasse a sbattere contro la recinzione, danneggiando ulteriormente il proprio piumaggio.

Non solo, assicurare una perfetta alimentazione agli animali selvatici e, alle volpoche in particolare, non è cosa particolarmente semplice. Questi esemplari si nutrono di granaglie, piante ed invertebrati. Il bilanciamento delle fonti energetiche è uno degli aspetti più delicati della sua nutrizione. Il timore del Consorzio era che, malgrado gli sforzi, la lunga degenza e le peculiarità dell’animale non avrebbero permesso di reimmetterlo in natura. E, invece, oltre un anno di cure quotidiane ed attenzioni senza sosta hanno permesso di raggiungere l’obbiettivo: la volpoca di Torre Guaceto si è rimessa perfettamente in forma.

Ricostituitesi le penne e superata la fase del riadattamento al volo, l’esemplare è stato inanellato, in modo tale da poterne tracciare gli spostamenti, e liberato nel suo habitat, a due passi dalla torre aragonese. Da perfetto animale migratore, ora, questo esemplare deciderà se rimanere in Puglia o raggiungere il nord Africa per lo svernamento, per poi risposarsi nel nord est Europa in primavera. Questo importante risultato chiarisce che la dedizione con la quale vengono accuditi gli animali selvatici che vengono soccorsi e ricoverati nel centro recupero di Torre Guaceto fa la differenza, salva loro la vita.

Altrettanto importante è la velocità con la quale si attiva la macchina dei soccorsi ed assicurarsi il recupero di un esemplare in difficoltà è facile, basta chiedere l’intervento del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, telefonando al 335 523 0215.

Il video

Dal ricalco dei voti, la corte d’appello assegna altre 366 preferenze a Vittorio Zizza

Dal ricalco dei voti, la corte d’appello assegna altre 366 preferenze a Vittorio Zizza.

Nel riconteggio della corte d’Appello di Bari, sono state assegnate all’ex senatore Vittorio Zizza altre ulteriori preferenze, si tratta di 366 voti validi che portano il totale delle preferenze a 5764. Un risultato importante per l’esponete della Lega.

Carovigno. Sorpreso con 90 grammi di hashish e 48 grammi di marijuana, arrestato.

Carovigno. Sorpreso con 90 grammi di hashish e 48 grammi di marijuana, arrestato.

A Carovigno, a conclusione degli accertamenti, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Vito dei Normanni hanno tratto in arresto C. M. A., 49enne del luogo, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In particolare, a seguito di mirato servizio per la repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti, i militari operanti hanno proceduto alla perquisizione personale e locale presso l’abitazione dell’uomo, dove hanno rinvenuto e posto sotto sequestro 90 grammi di hashish, 48 grammi di marijuana e vario materiale utile per il confezionamento.

Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, concluse le formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la sua abitazione in regime di arresti domiciliari.

Carovigno. Ruba l’energia elettrica, arrestato dai Carabinieri di Mesagne.

Carovigno. Ruba l’energia elettrica, arrestato dai Carabinieri di Mesagne.

A Carovigno, i Carabinieri della Stazione di Mesagne hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un 54enne di Carovigno, per furto aggravato.

In particolare, in seguito a un mirato controllo svolto con il personale dell’Enel, i militari operanti hanno riscontrato l’allaccio diretto e abusivo alla linea elettrica dell’abitazione, per un consumo stimato complessivo di 210.000 kwh e un danno quantificato in circa 50.000,00 euro.

Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, concluse le formalità di rito, l’arrestato è stato rimesso in libertà.

Torre Guaceto e Greenpeace insieme per il clima

Torre Guaceto sarà una stazione per il misuramento della temperatura del mare.

Il Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta e Riserva Naturale dello Stato ha aderito al progetto “Mare caldo” dell’associazione ambientalista Greenpeace.

La decisione di partecipare all’iniziativa è stata assunta nell’ambito dell’ultimo Consiglio di Amministrazione che, oltre ad attivarsi in tal senso, ha mosso i primi passi per una serie di progettualità volte alla tutela e alla promozione della riserva che prenderanno forma nel prossimo periodo.

Non solo, l’ente ha deliberato di costituirsi parte civile nell’ambito di un processo che partirà il prossimo maggio a carico di un privato che gestisce un lido nell’AMP. L’ipotesi di reato è il danneggiamento dell’ecosistema protetto provocato con l’asportazione di sabbia dall’arenile della riserva e relativo spostamento all’interno dell’area demaniale in sua concessione.

Il procedimento in questione ha avuto origine dagli accertamenti svolti sul campo dagli uomini della capitaneria di porto a seguito di una denuncia fatta dal Consorzio nell’estate 2019. Quanto a “Mare caldo”, invece, nel dettaglio il progetto, che vede partner Greenpeace e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ambiente e della Vita dell’Università degli Studi di Genova, si propone di raccogliere quanti più dati possibili circa lo stato di salute del polmone blu.

Il punto di partenza è la constatazione del fatto che sono ancora pochi gli studi realizzati sull’effetto dei cambiamenti climatici che considerino grandi scale spaziali e lunghe serie temporali di dati. Per questo motivo, ai fini di un miglioramento della capacità di valutazione dell’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini, si è resa necessaria la raccolta continuativa di dati rappresentativi delle variabili ambientali, come la temperatura.

Comprendere come l’innalzamento della temperatura dell’acqua influisca sulla struttura e sul funzionamento degli ecosistemi marini è fondamentale anche per indirizzare le politiche e le strategie di gestione e conservazione del mare. La temperatura dell’acqua può essere misurata con diversi sensori che non hanno alcun impatto sugli habitat.

Quindi, per migliorare la governance dell’area protetta e contribuire agli studi condotti da Greenpeace e dall’Università di Genova, il Consorzio ha deciso di aderire al progetto.
Nei prossimi mesi diversi sensori saranno posizionati nelle zone A e C dell’Area Marina Protetta ed inizierà la raccolta dei dati.

“Stiamo proseguendo senza sosta con la redazione, l’approvazione di progetti e l’adesione a piani che ci consentiranno di rafforzare il livello di tutela di Torre Guaceto. Ad esempio, con ‘Mare caldo’ riusciremo ad avere dati attraverso i quali comprenderemo meglio lo stato di salute del nostro mare e, così, potenzieremo la gorvenance dell’area protetta. Sono particolarmente soddisfatto del fatto che con questo progetto consolideremo la collaborazione con Greenpeace, una delle onlus più autorevoli e riconosciute a livello internazionale in tema di tutela e salvaguardia dell’ambiente”.

Covid-19: l’ASL Brindisi comunica i positivi attuali Città per Città

Un’ ora fa la ASL Brindisi ha reso noto il numero dei tamponi e dei casi positivi per ogni Città della provincia.

Sono 44.835 i residenti nella provincia di Brindisi sottoposti a tampone orofaringeo per la ricerca di Sars-CoV-2 nel periodo compreso tra il 24 febbraio e l’8 novembre: 114,8 soggetti ogni 1.000 residenti. I dati sono contenuti in un report dell’Unità operativa di Epidemiologia del Dipartimento di Prevenzione della Asl.

Sono 14.428 quelli che rientrano nel Distretto Socio-sanitario n.1 (Brindisi, San Vito dei Normanni); 8.758 nel n. 2 (Cisternino, Fasano, Ostuni); 10.621 nel n. 3 (Carovigno, Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Oria, San Michele Salentino e Villa Castelli) e 11.028 nel Distretto n. 4 (Cellino San Marco, Erchie, Latiano, Mesagne, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Torre Santa Susanna).

Sono 958 i casi attualmente positivi, con un’età media di 46,5 anni: 280 a Brindisi, 109 a Francavilla Fontana, 104 a Ostuni, 85 a Fasano, 51 a San Pietro Vernotico, 47 a Villa Castelli, 35 a San Michele Salentino, 29 a Carovigno, 29 a Mesagne, 25 a Ceglie Messapica, 23 a San Pancrazio Salentino, 22 a Erchie, 21 a San Vito dei Normanni, 20 a Cellino San Marco, 19 a Latiano,15 a Cisternino, 12 a San Donaci, 12 a Torchiarolo, 11 a Torre Santa Susanna, 9 a Oria. 

“I dati dell’attività di sorveglianza sanitaria – spiega l’epidemiologo Pasquale Pedote, che ha curato il report con il collega Francesco Paolo Bianchi – sono in continua evoluzione. Complessivamente, nel periodo di riferimento, sono stati eseguiti 65.060 tamponi, in media 1,44 tamponi per soggetto sottoposto a test, ossia l’11,1% dei tamponi effettuati in Puglia. In linea con l’evoluzione del quadro epidemiologico – continua – si osserva un trend in aumento nel numero di tamponi eseguiti e della proporzione di tamponi positivi, con i valori massimi raggiunti nelle ultime settimane”.

Tra il 24 febbraio e l’8 novembre sono 1.983 i casi confermati: nella fascia di età 0-9 anni sono 97 i positivi; 162 in quella 10-19 anni; 242 nella fascia 20-29 anni; 247 nel range 30-39; 312 in quello 40-49 anni; 346 tra i 50 e 59 anni; 244 tra i 60 e 69 anni; 170 tra i 70 e 79 anni; 126 tra gli 80 e gli 89 anni, 37 nella fascia di persone con età pari o superiore a 90 anni. Sono 74 i decessi totali: 58 casi tra le persone che hanno più di 70 anni; 9 tra i 60 e 69 anni, 6 casi tra i 50 e i 59 e 1 nella fascia 30-39.

La maggior proporzione di casi positivi è di sesso femminile (1.021 casi, pari al 51,5%) e l’età mediana è di 47 anni; in linea con le osservazioni a livello regionale e nazionale si osserva da settimane un trend in aumento dell’età mediana con il procedere del tempo. Inoltre per il 16,1% dei soggetti risultati positivi, 320 casi, è riportata in anamnesi almeno una patologia cronica, ma questo dato potrebbe essere sottostimato.

Quasi la metà dei casi è riconducibile a un contatto stretto con caso accertato; mentre per 86 soggetti (4,3%) il fattore di rischio non è definito.

“I fattori di rischio individuati, per settimana di pandemia – dice ancora Pedote – risultano spesso sovrapponibili alle strategie poste in essere. Infatti, si evidenzia fino al mese di maggio una maggiore proporzione di ‘contatto con persona contagiata’, dal mese di maggio a luglio prevale quale fattore di rischio lo screening, in linea con le azioni promosse dalla Regione. Infine, dal mese di luglio compaiono i rientri da aree a rischio. Nelle ultime settimane diventano prevalenti i casi sospetti di cui risulta complesso ricostruire la catena di contagio”.

 

Guardia di finanza salva una tartaruga: le cure a Torre Guaceto

Gli uomini della sezione operativa navale della guardia di finanza di Brindisi hanno soccorso una Caretta caretta finita alla deriva e la hanno affidata alle cure del centro recupero tartarughe marine di Torre Guaceto.

Ieri mattina, i militari erano in servizio lungo la costa sud, quando hanno notato qualcosa al largo, a circa 3 miglia marine, nell’area di pertinenza di Casalabate. Si sono avvicinati ed hanno scoperto che si trattava di una tartaruga in difficoltà.

La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente. I finanzieri si sono adoperati per recuperare l’esemplare e l’hanno caricato sul proprio mezzo navale, dopodiché, hanno chiesto l’intervento del personale del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto.

Gli operatori hanno raggiunto i militari presso la base navale e, nel giro di poco, la tartaruga è stata ricoverata presso il centro recupero tartarughe marine della riserva.

Ad un primo controllo, le condizioni della Caretta caretta sono risultate stabili, reagisce agli stimoli, ma un elemento tristemente comune tra le tartarughe che vengono soccorse in mare o a seguito dello spiaggiamento, ha preoccupato il personale del centro recupero: la presenza di una lenza che fuori esce dalla bocca.
La circostanza rende evidente ciò che non si può vedere ad occhio nudo, ossia l’amo che l’esemplare ha ingoiato. Si tratta di parte di un palamito, attrezzo utilizzato per la pesca.

Dopo, i primi controlli presso il centro, la tartaruga è stata messa in vasca per poi essere sottoposta ad accertamenti approfonditi ad opera degli specialisti della facoltà di medicina veterinaria dell’Università di Bari, ente convenzionato con il Consorzio.

La Caretta caretta dovrà essere sottoposta ad un intervento chirurgico per essere liberata dal groviglio infernale, l’auspicio è che l’amo non abbia provocato eccessivi danni ai suoi organi interni. L’esemplare, intanto, riceve tutte le cure del caso, pesa appena 6 chili ed è tanto giovane che ancora non è possibile stabilirne il sesso.

“Gli uomini della guardia di finanza di Brindisi sono sempre al nostro fianco – ha commentato Corrado Tarantino, presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto -, grazie a loro abbiamo fermato tanti pescatori di frodo che volevano danneggiare la riserva e salvato numerosi animali. I militari svolgono un lavoro quotidiano impegnativo ed importante per tutti noi”.

Indagini sul canale Reale: il Consorzio ringrazia la Magistratura

E’ di queste ore la notizia dell’avvio di indagini su presunti illeciti ambientali commessi nella gestione del depuratore di Francavilla Fontana collegato al canale Reale, il quale sfocia a Torre Guaceto.

Le ultime segnalazioni fatte alle Autorità competenti dal Consorzio di Gestione della riserva, circa il concretizzarsi di probabili anomalie, risalgono all’estate 2018, quando, a seguito di abbondanti piogge, l’acqua assunse caratteristiche che destavano preoccupazione.

Oggi, si apprende che la Magistratura ha avviato un’indagine dedicata. “Ringrazio il pubblico ministero Pierpaolo Montinaro ed i carabinieri forestali – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Corrado Tarantino -, a nome dell’ente che rappresento, per l’attenzione dedicata al canale Reale e, quindi, a Torre Guaceto. Siamo certi che gli accertamenti faranno luce su quanto accaduto, il che fa il paio con gli sforzi che profondiamo quotidianamente per una risoluzione definitiva della problematica”.

Sul fronte Reale, proseguono i lavori inerenti l’allungamento della condotta sottomarina e quelli per il riutilizzo in agricoltura dei reflui affinati, come da progetto del Consorzio, interventi entrambi che, a conclusione, permetteranno di mettere la parola fine allo sversamento delle acque depurate in riserva. E vanno avanti anche i lavori con i partner istituzionali nell’ambito del Contratto di fiume che permetterà di fare del Reale un attrattore culturale.

Torre Guaceto al fianco dei pescatori: al via la vendita diretta

Questa mattina, i pescatori artigianali che operano nell’ambito della Zona Speciale di Conservazione Torre Guaceto-Macchia San Giovanni hanno ricevuto i banchi mobili che permetteranno loro la vendita diretta del pescato.

La consegna rappresenta il raggiungimento di uno degli obbiettivi che il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto si era prefissato di raggiungere insieme al partner Blue Marine Foundation. La donazione di oggi che, di fatto, agevolerà nettamente il lavoro degli artigiani, nasce nell’ambito del progetto “Pesca responsabile”.

Lo scorso giugno, il Consorzio e BLUE, ong che opera in tutto il mondo per la tutela delle aree marine e per incoraggiare la piccola pesca a basso impatto ambientale, infatti, hanno dato il via al piano per la diminuzione dell’impatto antropico sul mare al quale hanno aderito pescatori di Brindisi, Ostuni e Fasano.
L’obbiettivo del progetto è quello che, un passo alla volta, i pescatori attivi nella ZSC, constatando un miglioramento delle rese di pesca e dei propri guadagni, adottino misure sempre più eco sostenibili.

Nella sostanza, con il progetto “Pesca responsabile”, BLUE si è impegnata ad affiancare il Consorzio ed i pescatori della Emma, la cooperativa degli artigiani che operano a Torre Guaceto, e quelli attivi all’interno della ZSC che hanno sottoscritto il protocollo, attraverso:

-la donazione di box frigo brandizzati al fine di massimizzare il mantenimento del pescato del giorno e favorire, quindi, guadagni più alti per i pescatori;

– l’erogazione di un contributo per l’acquisto di banchi temporanei mobili provvisto di cartelli informativi destinati ai consumatori finali, riportanti un codice che consentirà la tracciabilità dei prodotti;

– l’erogazione di un contributo per l’acquisto di sonde che segnalano la posizione delle reti in superficie, proprietà, dimensioni, maglia, specie target, con lo scopo d’incrementare il monitoraggio degli attrezzi utilizzati all’interno dell’AMP e di controllare l’eventuale perdita per la lotta al ghost fishing;

– la promozione dello scambio interculturale, organizzando un incontro con altri gruppi di pescatori operanti in varie parti del Mar Mediterraneo con il fine di incentivare il network.

In cambio di tali benefici, i pescatori della ZSC si sono impegnati ad utilizzare reti da posta da 30 millimetri, adeguandosi così alle misure utilizzate per la pesca nell’AMP e ben più sostenibili di quelle consentite dalla Legge.

Ed oggi, si è festeggiato il primo traguardo raggiunto, la consegna dei bancali per la vendita diretta che agevola e promuove il lavoro dei pescatori e garantisce i consumatori. “Sono molto felice per la consegna avvenuta oggi – ha commentato il presidente del Consorzio, Corrado Tarantinorimanendo al fianco dei pescatori che hanno già sposato o si stanno convertendo alla sostenibilità, dimostriamo che il rispetto dell’ambiente fa bene a tutti ed è anche economicamente vantaggioso”.

Scambia funghi velenosi per chiodini, interviene il Centro di controllo micologico.

Carovigno. Scambia funghi velenosi per chiodini, interviene il Centro di controllo micologico.

Un uomo di 56 anni di Carovigno è rimasto intossicato dopo aver mangiato funghi raccolti in campagna e si è presentato nella notte tra venerdì e sabato all’ospedale di Ostuni con tremori, sudorazione profusa e diarrea. È stato contattato l’esperto reperibile del Centro di controllo micologico della Asl di Brindisi, Giampaolo Amatori, che ha identificato il fungo. Subito dopo, in collaborazione con il Centro antiveleni di Milano è stata disposta la terapia.

“L’uomo – spiega il direttore del Centro micologico, Liborio Rainò – ha scambiato i funghi, le Inocybe, per dei Tricholoma terreum, detti anche morette, e noti localmente come chiodini o cardellicchi. Ci ha raccontato che dopo un paio di ore dall’ingestione dei funghi ha avuto sintomi tipici di una intossicazione. L’Inocybe contiene muscarina che agisce sul sistema nervoso e può provocare deliri e allucinazioni. L’errore sulla specie fungina è un classico di queste intossicazioni perché entrambi i funghi hanno lo stesso habitat e agli occhi di un profano sono uguali. Accade spesso che il raccoglitore occasionale che incappa in una intossicazione, non possedendo alcun tipo di formazione specifica, abbia come riferimenti esclusivamente il ‘sentito dire’ o alcune conoscenze acquisite in ambito privato e familiare”.

Il direttore del Centro micologico invita in questa fase a essere maggiormente responsabili per non gravare sulle strutture già allertate per l’emergenza Covid con interventi che potrebbero essere facilmente evitati. “Insieme alla comparsa dei funghi spontanei – spiega – iniziano a registrarsi i casi di intossicazione legati al loro consumo: nelle ultime settimane sono già quattro i focolai che hanno impegnato i pronto soccorso della provincia con il conseguente intervento dei nostri micologi reperibili, ai fini della determinazione di specie e conseguente supporto all’azione di sanitari.

Questi ultimi casi, pur richiedendo una terapia in ambito ospedaliero, hanno avuto un esito favorevole con dimissione degli intossicati. I funghi che hanno determinato i quadri tossici risultano essere stati raccolti in occasione di scampagnate nei boschi, o anche in aree verdi urbane, e consumati in assenza di qualunque tipo di precauzione. Ricordiamo, infatti, che bisogna effettuare una formazione obbligatoria in materia per conseguire il permesso di raccolta, rilasciato dal Comune, e sottoporre i funghi a verifica da parte di un esperto micologo della Asl”.

 

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