Torre Guaceto, 5mila arbusti da ripiantumare dopo il danneggiamento

Torre Guaceto riavrà gli arbusti, ma intanto è costretta a fare i conti con il rischio incendio. L’ultimo risale al 28 agosto dello scorso anno, quando furono dati alle fiamme circa tre ettari di in canneto della riserva, nella zona a monte della strada statale 379.

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L’appello, anche social, lanciato per salvare Torre Guaceto ha portato a un primo risultato: saranno ripiantumati i cinquemila arbusti distrutti venerdì mattina, quando qualcuno, impunemente e misteriosamente, ha deciso di arare quella zona.

La decisione
La notizia arriva all’indomani del vertice che si è tenuto in prefettura. Al tavolo convocato da Valerio Valenti, il presidente del consorzio di gestione di Torre Guaceto, Mario Tafaro (ex prefetto anche di Brindisi) ha portato non solo il grido di dolore conseguenza di quanto avvenuto lo scorso fine settimana, ma la necessità di garantire tutela all’area, soprattutto in vista dell’estate perché – ogni anno – in coincidenza con l’arrivo della bella stagione ettari di macchia mediterranea vengono distrutte dalle fiamme. Roghi di origine dolosa, a quanto pare.

A giorni, quindi, saranno acquistati gli arbusti e affidati al Consorzio per la ripiantumazione. Ma resta il problema della sorveglianza: non ci sono, al momento, fondi sufficienti per consentire l’installazione di un impianto di sorveglianza all’interno dell’area, realizzando punti di osservazioni collegati a una cabina di regia, a sua volta collegata alle centrali operative delle forze dell’ordine. Non ci sono neppure fondi per organizzare un presidio fisso di uomini delle forze dell’ordine.

In ogni caso, l’attenzione resta alta. E prosegue anche la campagna di sensibilizzazione e legalità via social con l’hastag #IoStoConTorreGuaceto. “Diciamo no a chi vorrebbe far prevale i propri interessi sull’area protetta e lo hanno fatto anche le associazioni ambientaliste nazionali e locali”, ribadisce Tafaro.

I danneggiamenti
Sul danneggiamento di venerdì sono state avviate indagini, ma sembra difficile riuscire a individuare chi ha arato l’intero ettaro di superfice ricoperta da piante che erano state destinate alla rinaturalizzazione della zona. “La piantumazione ha avuto come risultato l’attrazione di specie animali tutelate dalla direttiva Habitat come la Elaphe quatuorlineata, il comune “cervone”, e la Zamenis situla, il “colubro leopardino”, ricordano dalla sede del Consorzio. “Il ripristino naturale ha fatto sì che questo fosse utilizzato quale sito trofico, quindi zona alla quale attingere per l’alimentazione, anche da parte di altre due specie presenti in direttiva quali il Circus pygargus, l’albanella minore, ed il Falco naumanni”.

Torre Guaceto riavrà gli arbusti, ma intanto è costretta a fare i conti con il rischio incendio. L’ultimo risale al 28 agosto dello scorso anno, quando furono dati alle fiamme circa tre ettari di in canneto della riserva, nella zona a monte della strada statale 379.

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