Domenica e lunedì i cittadini voteranno per il Referendum Costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. Non ci sarà quorum

Domenica 20 (dalle 7 alle 23) e lunedì 21 settembre (dalle 7 alle 15) circa 51.559.898 cittadini italiani saranno chiamati a votare per il Referendum Costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato.

Referendum senza quorum
Quello per la riduzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato è un referendum referendum1costituzionale confermativo, e come tale non è previsto un quorum, cioè non si richiede che alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto e l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori.

Sulla scheda il quesito, che prevede come risposta solo SI o NO sarà il seguente:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”

Le ragioni per il Sì
– riduzione dei costi della politica. Secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, il risparmio effettivo – calcolato al netto delle imposte e dei contributi pagati dai parlamentari allo Stato – sarebbe di 285 milioni a legislatura o 57 milioni annui, pari allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana.
– maggiore efficienza nei lavori parlamentari, con una riduzione dei tempi di discussione e delle polemiche, e con una partecipazione più attiva da parte di ciascun parlamentare.

Le ragioni per il No
– riduzione di rappresentatività del Parlamento. L’aumento dell’efficienza del Parlamento non sarebbe automaticamente legata al minor numero di parlamentari; per questo servirebbe una revisione dei meccanismi di formazione del processo legislativo, aspetto che la riforma non tocca.
– rischio di avere territori sotto-rappresentati soprattutto al Senato, che viene eletto su base regionale
– rischio che nei collegi più piccoli possano ottenere seggi solo i partiti più grandi, con tutti gli altri a rimanere esclusi.

Cosa succede se vince il sì
Il sì dà il via libera alla riduzione del numero dei parlamentari, con la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Il numero dei deputati passerebbe in caso di vittoria del SI dagli attuali 630 a 400, quello dei senatori eletti da 315 a 200 con massimo 5 Senatori a vita; in pratica ad oggi c’è un deputato ogni 96 mila abitanti, con il taglio invece ce ne sarebbe uno per 151 mila. A Palazzo Madama oggi siede un senatore ogni 188 mila abitanti mentre con il taglio ce ne sarebbe uno ogni 302 mila.

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