La sezione del Partito comunista di Carovigno denuncia l’assenza del Piano urbanistico generale.

Dopo il sequestro probatorio dei giorni scorsi, prende posizione contro la realizzazione del resort sul mare al confine nord-ovest della Riserva di Torre Guaceto la sezione di Carovigno del Partito comunista. “L’ultima volta che i carovignesi furono tutti protagonisti fu quando ci riversammo nelle strade per fermare la costruzione della centrale nucleare, più di 35 anni fa”, dice un comunicato.

“La violenta urbanistica perpetrata contro la costa di Carovigno deve portare ad una riflessione profonda e obbiettiva da parte della popolazione. Il paese detiene ricchezze naturali molto appetibili per chi vive appropriandosi della cosa pubblica e per chi fa profitto mediante lo sfruttamento inopportuno del territorio”.

“Ristoranti costruiti su paludi, viabilità sottratta al pubblico da sfruttare per il profitto privato; il canalone di Mezzaluna è stato distrutto e cancellate le bellezze naturali per costruire case, piazze trasformate in bracerie e per ultimo una struttura turistica a pochi metri dalle dune che danno sul mare a ridosso di Torre Guaceto. Chi è il responsabile?”, si chiede il PC di Carovigno.

L’ultimo strumento urbanistico per il paese, l’ancora vigente Programma di Fabbricazione, è stato adottato 45 anni fa nel 1973, prosegue la nota. “Dal 1978, quaranta anni fa, in ogni campagna elettorale, tutti i partiti politici hanno promesso la realizzazione di un nuovo strumento urbanistico” .

Ma tutti coloro che hanno vinto le elezioni e che hanno promesso la realizzazione del Piano regolatore generale prima, e del Piano urbanistico generale dopo, “non hanno mai mantenuto il loro impegno ma sono sempre stati rivotati. Con lo strumento urbanistico si scrivono le regole per il paese e si permette al cittadino di realizzare il suo sacrosanto diritto alla casa.”

“In mancanza dello strumento urbanistico, il cittadino più indifeso perde la sua dignità cedendo alla logica del favoritismo e a strane manovre contorte delle macchine amministrative, così il diritto pubblico si trasforma in diritto negato e diventa favore concesso. In alcuni casi il diritto negato fatto passare per favore concesso viene ricambiato come minimo con il voto, trasformando così il voto in merce di scambio e non in libera scelta identitaria”, si legge ancora nella nota.

“In assenza dello strumento urbanistico comunale, attraverso le varianti al vecchio Piano di Fabbricazione del 1973, si sono costruiti villaggi, a beneficiarne sono sempre stati i furbi, i ricchi e le multinazionali che ormai gestiscono dal mattone alla distribuzione alimentare. Ai poveri rimane la lotta spietata tra di loro per un salario saltuario e da fame”, denuncia il Partito comunista.

“Cari cittadini di Carovigno, da decenni le amministrazioni comunali non fanno gli interessi collettivi. Dobbiamo camminare a testa alta, non giova nascondere la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi, è notorio che gli struzzi lasciano scoperta la loro parte posteriore”.

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